
Gli agenti immobiliari hanno raggiunto la consapevolezza che qualcosa è cambiato sia nello scenario operativo professionale sia nelle esigenze dei clienti. E hanno iniziato a dialogare sulle varie possibilità di azione, tramite blog e social network
Chi utilizza internet e i suoi canali tematici come strumento di analisi sul sentiment degli operatori del settore avrà sicuramente notato che da qualche tempo si discute molto sul momento di mercato in corso. Come è accaduto in altri campi, internet e i social network sono classificabili come eccellenti “indicatori di stato”, tanto da arrivare ad alimentare tendenze che poi si trasformano in “cavalli di troia” utilizzabili per cambiamenti e inversioni di rotta.
Quella che una volta era definita “voce di popolo” trova ora nel social un plus, identificabile nella velocità di diffusione e nella capacità aggregativa. Attenzione, però, tutti questi dati generano spesso parole che se non vengono trasformate in azioni coordinate rischiano solo di essere un sintomo di un malessere che non si vuole curare.
Negli ultimi mesi, si è anche manifestata la necessità di avere interlocutori qualificati con i quali affrontare le varie tematiche; gli agenti hanno oramai ben chiare le aree su cui è necessario aprire tavoli di lavoro, ma non ancora altrettanto quali linee seguire per iniziare questi processi. Alcuni propongono di sensibilizzare le associazioni di categoria, altri preferirebbero organizzarsi in maniera autonoma, altri ancora demandano questa necessità ai gestori dei vari brand di appartenenza.
L’unica realtà del momento è che è l’attendismo e l’immobilità a cui questa professione è stata soggetta l’ha portata a essere ormai non sufficientemente adatta a colmare le esigenze del mercato e dei clienti. E che, di conseguenza, è arrivata l’ora di fare realmente qualcosa, prima di finire assorbiti da un vortice di eventi dai quali diventerebbe molto difficoltoso riemergere.
Di recente, ho partecipato anche all’Eire, l’importante salone riservato agli operatori del real estate italiano e internazionale, dove ho ascoltato molti proclami sulle attività finalizzate alla riqualificazione e allo sviluppo del territorio, dei servizi e dei collegamenti infrastrutturali, ma non ho sentito toccare le tematiche relative all’ambito degli agenti immobiliari. Può anche darsi che non fosse la sede giusta, ma credo che un approfondimento ci sarebbe stato bene.
In sostanza, a mio avviso, per gli agenti immobiliari “il tempo delle parole è finito”… e quindi?Mi auguro che il sentiment degli operatori venga raccolto e si attuino immediatamente attività volte ad approfondire temi come la disintermediazione, la battaglia all’abusivismo, la regolamentazione delle collaborazioni, la modifica migliorativa della legge 39/89. Altrimenti vedremo presto nascere “dal basso” (questa la definizione che viene data alla vox populi che anima blog e social network) gruppi che, in maniera spontanea, si struttureranno per risolvere problemi e riorganizzare servizi e procedure, correndo però anche l’inevitabile rischio di creare un’ulteriore frammentazione dell’informazione che potrebbe alimentare ancora di più la disomogeneità dei processi lavorativi tra professionisti dello stesso settore.
Senza contare che, di sicuro, con questa organizzazione spontanea, le strutture poste a tutela e supporto degli agenti immobiliari non farebbero una gran figura.
Tempo fa, qualcuno mi disse che regolamentare eccessivamente significava togliere all’agente immobiliare la capacità di distinguersi per le scelte imprenditoriali effettuate. Risposi che, al contrario, non fare interventi per permettere che le quote di mercato perse si compensino con la chiusura delle agenzie mi sembrava ancora più folle.
La sensazione è che questa particolare situazione, che nell’articolo precedente abbiamo definito come una “crisi sistemica”, spaventa anche chi dovrebbe essere preposto a fare analisi e considerazioni: sia per la paura di effettuare scelte impopolari e dolorose verso un cambiamento che potrebbe anche non identificare il rimedio giusto sia perché spesso non si hanno le competenze per apportare questi cambiamenti e, usufruendo di fonti esterne, si rischia di perdere le leadership acquisite.
Nel frattempo, televisioni, giornali e internet dedicano spazi a fenomeni di disintermediazione o, peggio ancora, a suggerimenti su come si possano risparmiare le spettanze dell’agente immobiliare ricorrendo al “fai da te”, spesso senza neanche consentire il contradditorio a un rappresentante della categoria.
Fortunatamente, d’altro canto, dei rumor di qualche attività cominciano ad arrivare, speriamo che non sia solo fuffa! Perché oggi più che mai gli agenti immobiliari hanno bisogno di fatti concreti e non del solito bla bla bla.
Concordate con il titolo di questo articolo?

Raffaele Racioppi