ago 09

da Wikipedia: dall’inglese digital native, è un’espressione che viene applicata su persone nate e cresciute con le tecnologie digitali.

Aggiungendo anche che esiste una definizione di Immigrati Digitali dove sono racchiusi coloro che sono cresciuti prima dell’avvento delle tecnologie e le hanno poi di seguito adottate …e aggiungerei, in qualche caso subite.

Il nativo dice: ho comprato la macchina fotografica

L’immigrato, invece, dice: ho comprato la macchina fotografica digitale

Paolo Ferri, autore del libro “Nativi Digitali” approfondisce il concetto  e crea un ulteriore livello differenziando tra “Nativi Digitali Puri” coloro che oggi hanno da 0 a 12 anni per, semplicità definiti “Bambini” e “Nativi Digitali Spuri” coloro che oggi hanno dai 18 ai 25 anni definiti “Universitari”. 

Confesso che mi fa un po’ strano essere definito un Immigrato Digitale, ma devo riconoscere che un termine più appropriato era difficile coniarlo. E visto che siamo in tema di confessioni devo anche riconoscere che, vedere la naturalezza, la propensione e la velocità di adattamento alle nuove tecnologie dei Nativi, mi è stato da stimolo per perseverare nella visione innovativa di una professione che stenta ad evolvere e ad abbracciare nuove visioni fondate, anche sull’utilizzo di tecnologie.

I Nativi sono il futuro, mentre i Nativi Spuri sono il futuro prossimo, quasi il presente.

Oggi noi abbiamo bisogno della loro freschezza e della loro voglia di innovare, loro hanno bisogno della nostra conoscenza e della nostra professionalità .

Mai come oggi è necessario inserire giovani nelle nostre agenzie, mai come oggi è difficile trovare giovani che vogliano lavorare nelle nostre agenzie.

Avevo in mente di scrivere qualcosa sull’inserimento dei giovani nelle agenzie da qualche giorno, e più precisamente da quando uno dei principali rappresentati del settore mi ha chiesto di studiare un piano per facilitare la ricerca dei nuovi collaboratori.

La prima domanda che mi sono posto riguardava l’ambiente di lavoro, inteso nella sua globalità di operatività, di processi, di stimoli, di riconoscimenti sociali etc. Ho cercato di capire se potessero esserci punti di “motivazione” che attirassero i Giovani verso la nostra professione. Senza dare per scontato il “bisogno”.

Sono partito cercando tra i miei ricordi per valutare cosa mi face lasciare il sicuro posto in banca per intraprendere la professione di Agente Immobiliare. Era il 1985 andavano di moda gli juppies, vestire giacca e cravatta era un simbolo, le possibilità di crescita e di guadagno erano alte, si diventava un “professionista” anche senza titolo specifico, l’amico era entusiasta del suo lavoro e ci contagiò …non scandalizziamoci, oggi, nell’affrontare il problema con questa chiave di lettura, molti di noi hanno iniziato così!!!

Provo a dare una sintesi a questo concetto “fare l’agente immobiliare andava di moda” . Nel mio caso ho rinunciato ad uno stipendio fisso all’epoca di 15 mensilità, ai sabati e le domeniche libere ,etc ect per inseguire un sogno!

…da qui mi sono chiesto: lo rifarei oggi? …cosa potrebbe oggi attirarmi?

Certo non quello che andava bene trenta anni fa, i ragazzi sono cambiati, hanno esigenze nuove, modi di comunicare tecnoloci, modi di apprendere non legati solo alla lettura dei libri, ma hanno sopratutto obiettivi diversi da quelli che avevamo noi anni fa.

Non si può proporre loro un format vecchio ed inadeguato. Loro si sentirebbero inopportuni e non stimolati e di conseguenza non verrebbero.

Eppure, quante competenze potremmo interscambiarci, riuscirebbero a farci diventare immigrati digitali pratici, coinvolgerci con la loro freschezza ed in contaminazione storica e loro acquisirebbero esperienze professionali impagabili.

Se è vero …come è vero, che in  medio stat virtus potremmo evolvere rapidamente ma …dobbiamo andargli incontro, e sforzarci di renderci interessanti anche  se …siamo noi che offriamo il lavoro.

Da qui inizierò a costruire uno studio sulla metodologia di ricerca dei “Nativi Spuri”!!!

Credo nei giovani e nel loro entusiasmo, sono certo che farebbe bene alla nostra professione!!!

Mi piacerebbe sentire suggerimenti, commenti e aprire un discussione su questo articolo.

...voi cosa proponete di interessante ad un giovane che potrebbe diventare un vostro collega?

Come sempre …Think Different

Raffaele Racioppi

gen 27

Per Sette, il periodico del Corriere della Sera, una giuria di scrittori, amministratori delegati, etologi, giornalisti e conduttori televisivi ha scelto Steve Jobs, fondatore e amministratore delegato di Apple Inc. e inventore di iPod, iPhone, iPad, come “personalità più rappresentativa del 2010”. Un libro racconta la sua storia e quella della sua creatura

 

“La gente non sa cosa vuole, lui si”. È quanto citato sulla copertina di “Nella testa di Steve Jobs”, scritto da Leander Kahney, edito da Sperling & Kupfer. Una piacevole lettura, e del resto come potrebbe non esserlo: la storia di Apple e dei suoi fondatori ha un indiscusso fascino, dal sapore pionieristico. Ma anche una lettura che assume un significato particolare in questo momento. Proprio pochi giorni fa, infatti, Jobs ha annunciato con una mail a tutti i dipendenti che prenderà una pausa dal lavoro a causa di nuovi problemi di salute, spiegando che continuerà “come amministratore delegato a essere coinvolto nelle principali scelte strategiche per la compagnia” e di avere affidato a Tim Cook (che aveva già diretto la società durante una sua essenza di sei mesi nel 2009 dovuta a un tumore al pancreas) “il ruolo di responsabile della gestione quotidiana di Apple”.

Nel libro c’è il carattere di Steve Jobs, le sue manie, le sue ossessioni al limite della paranoia, la soggezione che incute ai dipendenti, il suo essere spirituale e religioso, e allo stesso temo uomo mediatico e tecnologico, in apparente contraddizione.

Nel testo vengono ripercorsi i punti cruciali della storia di Apple, in una sorta di slalom parallelo con la vita di Steve Jobs, cercando di analizzare le strategie ma soprattutto i pensieri che le hanno determinate. Non c’è un ordine cronologico, i capitoli cercano di analizzare le caratteristiche del marketing e delle innovazioni che hanno fatto grande l’azienda di Cupertino, arricchendo il tutto con interviste molto interessanti.

Dagli anni Settanta a oggi Jobs ha rivoluzionato l’informatica, il cinema d’animazione e la musica digitale, riuscendo a trasformare le proprie creazioni - Apple II, Mac, Pixar, iPod, iTunes, iPhone -non solo in campioni di vendite, ma in veri e propri oggetti di culto. Non c’è quindi da stupirsi se molti lo venerano come un Dio.

Ma chi è il vero Steve Jobs? Qual è il segreto del suo successo? Jobs è uno spirito fortemente elitario ma i suoi prodotti sono “a prova di stupido”. È pessimo nel gestire i rapporti umani, eppure riesce a circondarsi dei migliori collaboratori di caratura internazionale. Promuove i suoi prodotti grazie a un’impareggiabile padronanza del mezzo di comunicazione e ha una vera e propria filosofia di business che, negli ultimi anni, ha portato la sua azienda a conquistare impensabili traguardi in nuovi mercati, attraverso una reale pratica dell’innovazione.

Dalla nascita del primo Mac a quella dell’ultimo arrivato in casa Apple l’iPad, l’autore ripercorre le tappe della vita professionale e privata di Jobs, in un libro che è insieme un’avvincente biografia e fonte di preziosi spunti per creare il proprio stile di management vincente.

Perché un agente immobiliare dovrebbe leggere questo libro? Perché Jobs è un “moderno” modello manageriale di successo, perché è riuscito a recuperare svariate volte dopo momenti difficili, ma soprattutto, perché è un modello di tempismo imprenditoriale, dal quale imparare che non necessariamente bisogna inventare qualcosa, ma a volte può bastare semplicemente capire “come e quando” proporre un idea.

A volte basta “solo” avere una visione diversa.

“Think Different” è lo slogan di una delle più valide campagne pubblicitarie Apple, che mi sono permesso di prendere in prestito per la campagna promozionale del 2011 di MLS Generation.

Così come mi permetto, in questo momento per lui molto difficile, di chiudere questo articolo con un personale quanto sentito… in bocca al lupo Steve!

 

 

Raffaele Racioppi