
Il Censis, ha reso pubblici i dati emersi da un sondaggio su come sarà il nostro paese nel 2020, dal quale emerge la necessità di aggiornarci tecnologicamente e di puntare molto di più sulle nuove generazioni
L’Italia invecchia! E non solo sotto il profilo dell’età degli abitanti.
I prossimi anni saranno decisivi per capire che fine faremo. Se continueremo a progredire con la velocità dell’ultimo decennio, l’appiattimento che ci ha contraddistinto porterà a perdere quel minimo di benessere che ancora ci rimane e, conseguentemente, anche importanza a livello internazionale.
Se vogliamo evitare di fare questa fine, occorrono nuove parole d’ordine, come modernizzazione, reinterpretazione degli stili di vita, ritorno alla crescita. E serviranno tecnologie, innovazioni, intelligenza di rete, un maggiore coinvolgimento sul fronte del lavoro dei giovani e delle donne. Andranno eliminate le zavorre burocratiche, si dovrà qualificare, o riqualificare, il capitale umano con formazione specifica e occorrerà dare spazio alla creatività dei singoli, soprattutto, appunto, a quella dei giovani.
Secondo il direttore del Censis, Giuseppe Roma, l’Italia del 2020 sarà un paese a elevato costo sociale, a causa, tra l’altro, dal gran numero di abitanti non produttivi per l’età avanzata.
Una considerazione che spaventa, ma non stupisce. E che vale come analisi per quasi tutti gli ambiti professionali, tanto che mi sento di condividerla pienamente parlando di immobiliare.
Quest’ultimo decennio, inoltre, si sta delineando come quello che segnerà il collasso di politiche sociali e strategie commerciali legate a un’era in via di estinzione che per semplicità chiameremo “pre-internet”. Il nuovo periodo si contraddistinguerà con tre termini “informazione, contenuti, tecnologia”.
Nell’analisi di Giuseppe Roma (che potrete leggere per intero sul mensile “Wired” di marzo), mi ha quindi colpito molto positivamente l’importanza assegnata alla necessità di formare giovani sotto il profilo professionale e poi supportarli e agevolarli per l’inserimento nei progetti aziendali. Perché servono nuove visioni e interpretazioni, che tengano conto di tutte le evoluzioni della nuova era.
E da chi, se non da un giovane, nato, svezzato e cresciuto con internet e i social network, che comunichi e che sappia informare e informarsi con facilità attraverso le new tech può arrivare un suggerimento valido o un’innovazione vincente?
Questo non significa che non dobbiamo più tenere conto delle competenze e delle professionalità che hanno fatto la nostra storia e supportato i nostri successi sociali e aziendali, piuttosto va alimentato il confronto e l’ottimizzazione delle diverse realtà.
Bisogna ricominciare a programmare a lungo termine!
Da qualche anno, infatti, ho la sensazione che la maggior parte dei progetti sia sviluppata come “pronto soccorso”, e questo non innesca certamente quel fenomeno di trasformazione e ringiovanimento che tanto necessiterebbe al nostro bel paese.
Cosa possiamo fare per il settore immobiliare? Nessuno ha la ricetta pronta, ma di certo inizierei controllando se quanto fatto sino a oggi serva a “cambiare realmente” qualcosa o se siamo stati vittime di quell’immobilismo che ha contraddistinto l’ultimo decennio.
Vorrei poi aprire una discussione analitica e costruttiva on line sul tema, sulla FanPage di Facebook “MLS Generation”, che coinvolga il maggior numero di addetti ai lavori del settore immobiliare: dagli agenti ai fornitori di servizi, i commenti sono a disposizione di tutti i player interessati.

Raffaele Racioppi